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La scomparsa del ragionamento

Autore:Ermanno Bencivenga

Editore: Feltrinelli, 2017, pp. 137, € 15.000

Genere: saggio filosofico

Chiave di lettura: La tecnologia digitale rischia di privarci delle capacità di ragaionamento

Frase chiave: “Il ragionamento che sta venendo meno è quello che risiede (o dovrebbe risiedere) ai piani bassi nel nostro discorso e pensiero, e se i piani bassi non tengono, la splendida architettura formale che ci edificheremo sopra non potrà che franare”


 

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale mette a rischio una delle facoltà più preziose dell’essere umano: la capacità di ragionamento, facoltà che tende sempre più ad essere delegata alle macchine. L’esternalizzazione della razio è un’arma a doppio taglio: se da una parte favorisce la ricerca delle informazioni e la  raccolta dei, dall’altro ci rende più fragili e manipolabili, dipendenti dalle macchine. Siamo di fronte ad una “mutazione antropologica” dove l’uomo non è più al centro, ma relegato alla periferia di un sapere amministrato dai computer. È quanto sostiene con rammarico il filosofo Ermanno Bencivenga nel suo ultimo e allarmante libro dal titolo apocalittico La scomparsa del pensiero. Il frastuono generato dall’entropia di informazioni e la velocità imposta per riuscire a stare al passo con le innovazione continue, soffocano le flebili passioni e i timidi piaceri associati al ragionamento”. Una delle principali controindicazioni  degli strumenti digitali è  che, la loro incontestabile efficienza, rende il ragionamento meno immediatamente necessario. E, si sa, quel che è percepito come non urgente ha scarse possibilità di essere conservato. La capacità di ragionamento rischia l’estinzione. Siamo di fronte ad “una catastrofe gentile”, avverte il filosofo, tanto silenziosa quanto devastante, specie per le nuove generazioni, più esposte alla proliferazione dei nuovi media, troppo veloci e pervasivi per rispettare i tempi che il pensiero logico richiede. Espropriandoci della razionalità, gli strumenti digitali rischiano di generare problemi più grandi di quelli che dovrebbe risolvere.

Un libro forte, estremo, a tratti anche eccessivo, ma che ha il merito di scuotere la coscienza sulle perdute virtù del pensiero critico e dell’arts dialettica, due risorse alla base di una delle più importanti conquiste del secolo scorso: la democrazia.

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