LETTURA DEL MESE

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Jugaad innovation

Autori: Navi Radjou, Jaideep Prabhu, Simone Ahuja
Editore: Rubbettino, 2014, pp. 323 € 18.00
Genere: Saggio di managment
Chiave di lettura: Innovation low cost
Frase chiave: “Nel cuore di ogni sfida si cela una possibilità per poter crescere in un’economia frugale”

In Occidente, l’innovazione richiede investimenti ingenti che dissuadono molti imprenditori dall’intraprenderla. Ma senza innovazione non c’è futuro. E senza futuro non c’è impresa. Occorre una via d’uscita. Una soluzione percorribile sembra venire dai paesi emergenti come l’India, dal quale si sta diffondendo il monito: Jugaad innovation. Una parola hindi che significa “risolvere i problemi usando l’ingegno per sopperire alla scarsità di risorse”. Innovare in simili circostanze è difficile. Tuttavia alcune innovazioni dirompenti, made in India, hanno avuto successo e diffusione anche in Occidente. Ed è un bene, perché ormai dobbiamo fare i conti con un’economia frugale. Le gambe su cui finora si è retta la cultura occidentale sono affaticate, lente nei movimenti da due secoli di benessere. È ora di imboccasi le maniche e cambiare rotta.

Jugaad innovation è scritto a tre mani da un consulente strategico della Silicon Valley (Navi Radjou), un professore di Business e Impresa della Jawaharlal Nehru University (Jaideep Prabhu) e una consulente di Marketing (Simone Ahuja). Gli autori sono andati a Gujarat (India) per incontrare il professor Gupta che gestisce la Honey Bee Networks, organizzazione no profit con un database di diecimila invenzioni di imprenditori che hanno ideato soluzioni ingegnose per fronteggiare la crisi nelle proprie comunità. Partiti da lì hanno poi hanno incontrato decine di innovatori jugaad, visitato centinaia di imprese, studiato il loro modello di business, trovate le strategie comuni e sintetizzate in “sei principi fondamentali” per chiunque voglia avviare una Jugaad innovation:

  1. Cercare le opportunità nelle avversità,
  2. Fare di più con meno,
  3. Pensare e agire in modo flessibile,
  4. Mantenere la semplicità,
  5. Includere il margine,
  6. Seguire il proprio cuore.

 

Messi insieme, questi sei principi (ampiamente argomentati nel libro) diventano catalizzatori di resilienza, frugalità, adattabilità, semplicità, inclusività, empatia e passione: quanto occorre per continuare a competere in ambienti volatili e complessi. Per ciascuno di essi gli autori forniscono case history illuminanti, come quello di Mansukh Prajapati, un vasaio vissuto nel deserto, privo di istruzione ma dotato di ingegno, che ha creato il frigorifero di argilla, un sistema semplice ma efficace per conservare i cibi. Non consuma elettricità, risparmio fondamentale per quei paesi dove l’energia elettrica scarseggia, è biodegradabile e non produce rifiuti. Da quest’idea geniale è germogliata una sobria e feconda industria di frigoriferi a basso costo che oggi ha acquirenti anche all’estero. C’è poi il caso di Illac Diazil quale, per fronteggiare gli alti costi dell’elettricità nelle baraccopoli filippine, ha inventato un sistema che offre alle comunità svantaggiate una lampadina solare eco-friendly al costo di un dollaro. “Un litro di luce” ha battezzato la sua invenzione perché questa lampadina consiste in una bottiglia di plastica riciclata, riempita di acqua distillata e inserita in un buco nel tetto delle case fatiscenti. L’acqua, riflettendo i raggi dl sole, produce l’equivalente di una lampadina a 55 watt. È semplice da assemblare, da installare e da mantenere. E ancora, mettendosi nei panni dei suoi pazienti che vivono nelle campagne e hanno difficoltà a spostarsi, il dottor Mohan si è posto una domanda fuori dagli schemi: “Perché i pazienti dovrebbero venire dal medico e non il contrario? Cosa succederebbe se realizzassi un servizio per visitare i pazienti in remoto evitando gli spostamenti?”. Per trasformare questa visione in realtà, Mohan ha realizzato una clinica di telemedicina mobile. La cura dei pazienti nelle zone remote, dove manca l’accesso a internet, è possibile grazie ad un network di medici, prevalentemente urbani, supportati da tecnici rurali, che viaggiano su un pulmino dotato di tecnologie per la trasmissione satellitare di test diagnostici. Dai suoi uffici, il dottore può comunicare a distanza con i pazienti, in tempo reale, tramite un monitor. Mentre i test condotti sul furgoncino, come ad esempio la scansione della retina, sono trasmessi in pochi secondi e offrono la possibilità di ricevere una diagnosi immediata.

 

1 Commento
  • Marco

    26 ottobre 2015 alle 12:04 am

    Concordo con la premessa: senza innovazione non c’è futuro. Ben venga, allora, ogni proposta che innovi l’innovazione rendendola perseguibile anche in tempo di crisi e con mezzi limitati

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