LETTURA DEL MESE

Zanolli (1)

Alternative

Autori: Sebastiano Zanolli

Editore: ROI Edizioni, 2019, pp. 248 € 19,00

Genere: Saggio sul The day after

Chiave di lettura: resilienza e costruzione di alternative per atterrare con i piedi per terra.

Frasi-chiave: “Aspirare al meglio, prepararsi al peggio. Essere prudenti non paurosi. Far sì che il nostro futuro sia orgoglioso di noi”.

 


 

Recensioni a cura di Raul Alvarez

Non è facile trovare in questi giorni la concentrazione per altro che non sia un quotidiano o un TG. Sfoglio diversi libri, senza terminarne nessuno. Poi lo sguardo va su Alternative di Sebastiano Zanolli. Titolo allettante, ancora di più il sotto-titolo, “Aspira al meglio, preparati al peggio e tieni sempre pronto un piano B”. Non ho mai letto i suoi libri, anche se ho sentito parlare molto bene del best seller La Grande differenza (23 riedizioni, Franco Angeli). Però ho conosciuto l’autore personalmente in un evento di Performance strategies. Mi è sembrato uno che sa il fatto suo e, cosa più rara, che non se la tira. Motivo in più per provare a leggerlo. Inizio il libro e lo divoro in due giorni. Cosa che non mi capita spesso. Zanolli ha una prosa avvolgente, aneddoti che t’inchiodano alla pagina e un tema che ormai tocca tutti: crearsi alternative prima di averne bisogno, perché, come lui dice: “Non puoi costruire un paracadute mentre stai precipitando”. Un libro perfetto per questo “tempo sospeso” dove il disagio anestetizza il pensiero e la paura può frantumare la speranza. Alternative scuote nel modo giusto, invitando il lettore a guardare oltre le proprie abitudini, a non lasciarsi intrappolare dall’immobilismo. Nelle sue riflessioni Zanolli attinge ad alcuni maître à penser (da Seneca a Marc Aurelio, da Friedrich Wilhelm Nietzsche a Nessim Taleb, e tanti altri), senza mai pontificare. Anche per questo il libro è equilibrato e interessante, con idee forti su cui riflettere e falsi miti da sfatare.

Primo fra tutti, quello che Zanolli chiama “la teologia del fallimento felice”, ovvero l’equivoco  diffuso in base al quale il fallimento è l’anticamera del successo (“Fail fast, succees fast” proclamava Marc Andressen, cofondatore di Natscape) e la temerarietà dell’imprenditore, il prezzo per vincere le sfide. In uno scenario complesso come l’attuale, “il fallimento – scrive Zanolli – è un’eventualità con cui fare i conti, ma quando si passa da una strategia manageriale che considera produttivi eventuali errori, a una “filosofia pop” che tende a glorificarli incondizionatamente, si finisce per diffondere un virus letale”. “Zanolli lo sa bene, ha lavorato con diversi imprenditori veneti nel periodo di maggior crisi (2012) e con il più alto tasso di suicidi. Sa cosa abbia significato per tanti fallire, perciò afferma senza mezzi termini: “Fallire senza farsi male è un lusso per pochi, ma per la maggior parte delle persone c’è bisogno di un’alternativa”.

Ed eccoci al secondo falso mito, diffuso da alcune star di Hollywood dall’ego sproporzionato secondo i quali: “Non serve un piano B perché distrae dal piano A”. E c’è  anche  chi va oltre l’irragionevole, aggiungendo: “Io odio il piano B perché significa dubitare di se stessi”. “Come fai a consigliare a qualcuno di non avere un piano B – afferma Zanolli – se sei in buona fede e non devi vendergli il tuo piano A?”. Il piano B non è un ripiego, è un’ancora di salvezza. E oggi sono in molti ad averne bisogno. Tutto il libro ruota attorno a questa tesi e l’arricchisce con aneddoti illuminanti su l’importanza di pianificare un’exit strategy, prima che sia tardi. Nelle sue argomentazioni , l’autore attinge alle alte sfere , coniugando il pensiero nobile della filosofia con il sano pragmatismo del consulente navigato. Dunque qual è l’atteggiamento giusto per questo periodo difficile? “Siate allegri pessimisti e ottimisti cauti, prudenti, ma mai paurosi”,consiglia Zanolli. Alternative scorre come un romanzo, ma ti costringe poi a tornare indietro per guardare oltre l’ostacolo, in quello “spazio rigenerativo” fra lo stimolo e la risposta, dove risiede la nostra libertà più grande: quella di poter scegliere l’alternativa.

Il libro si chiude con un bel capitolo da titolo intrigante “cronostesia”, di cui non dirò nulla per lasciare a voi il piacere della scoperta.

 

IL FALLIMENTO E’ RIVOLUZIONE

Autori: Francesca Corrado

Editore: Sperling & Kupfer, 2019, pp.306 € 16,00

Genere: saggio su resilienza e cultura organizzativa

Chiave di lettura: apprendere ad apprendere  nella società complessa

Frasi-chiave: Il fallimento è un momento di pausa nel caos della vita. Non è un arresto definitivo, un vicolo cieco, un capolinea, ma una sosta nella quale scendere dall’altalena del piacere e del dispiacere, e cercare, riflettere, farci domande, avanzare dubbi e fugare certezze”.

 


 

Se amate il contraddittorio questo libro fa per voi. Sembrerebbe muoversi in tutt’altra direzione rispetto ad Alternative, già dal titolo, Fallire è rivoluzione, perché sbagliare fa bene, e dalla Scuola del fallimento che la sua autrice ha fondato a Modena nel 2017 e di cui il libro è il Manifesto. Lo ha scritto Francesca Corrado, economista e formatrice, partendo dalla propria esperienza personale. Una storia di cadute e risalite,battute d’arresto e resilienza che l’hanno portata a rileggere i propri fallimenti come occasioni di rinascita. Una lezione  che ha voluto condividere in un libro, cominciando ad esplorare il significato e l’impatto del “fallimento” in culture geografiche e in organizzazioni sociali diverse. Ne emerge è una visione solida e argomentata su come trasformare un passo falso in una ripartenza ragionevole.  “A volte i problemi sono fonte di opportunità, per chi sa coglierle”. E ancora: “I fallimenti hanno molti pregi, per chi sa sfruttarli”. Verissimo, ma il problema è proprio qui: come sfruttarli e cogliere opportunità?

La risposta non è semplice. L’autrice si avventura in questa materia complessa riflettendo sul mindset e sul contesto culturale: due aspetti centrali del problema che s’influenzano a vicenda. “Se il contesto non espande le nostre libertà e la cultura in cui siamo immersi ci spinge a temere le nostre scelte – scrive – ci ritroviamo privati della possibilità di educarci al rischio e all’incertezza e di prendere coscienza che il cambiamento non è sempre negativo. Non ci viene fornita nessuna difesa contro l’errore, si rafforza invece il timore del fallimento e s’interrompe quel processo di scoperta e sfida che è alla radice del progresso umano”.

A partire da qui, il testo racconta come l’errore è vissuto e gestito in culture diverse. In Finlandia è stata istituita la Giornata mondiale del fallimento. In molte scuole del Nord Europa i bambini non ricevono voti fino ai dieci anni, perché devono sperimentare le conoscenze per prove ed errori, senza il timore di essere giudicati. Nei paesi dell’Europa latina, a matrice cattolica, il fallimento è fonte di vergogna. In Giappone, un disonore intollerabile. Negli Stati Uniti vige la retorica del “fallimento felice”. Tuttavia, quella stessa cultura che elogia il fallimento,  impone poi regole precise su come raggiungere i risultati. Una contraddizione in termini. C’è di più: “Non è vero che negli USA tutti gli errori vanno bene e tutti i fallimenti sono tollerati. Per fallire e riprovarci – precisa Corrado – devi dimostrare che il tuo è stato uno smart faliure, un insuccesso dove, perdere, significava rinunciare a qualcosa oggi, ma vincere, significa guadagnare, domani, molto di più”. Corrado descrive il mindset resiliente e come coltivarlo per fronteggiare le avversità. Inoltre, sottolinea la necessità di avere, non solo un Piano B, ma anche un Piano Z, e conclude: “Organizzare eventi sul fallimento, accogliere i buoni errori piuttosto che occultarli, istituire premi piuttosto che pianificare sanzioni, supportare chi ha fallito, insegnare ai ragazzi che ogni sbaglio è un’esperienza di apprendimento, invitare i candidati ai colloqui di lavoro a parlare dei loro esperienze di insuccesso e  come l’hanno superato, scrivere il Curriculum dei propri fallimenti (il CV Up & Down di cui troverete nel libro il format), sono azioni che nel tempo possono cambiare il mindset delle persone, quindi anche il contesto, e renderci più liberi”. Dopotutto libertà significa possibilità di dubitare, sbagliare, lottare, sperimentare crescere. Fallire è rivoluzione racconta come restare a galla quando sale la marea. Quale momento migliore per leggerlo?

Forse dirò un’eresia, ma questi due libri hanno molto in comune, oltre la qualità della scrittura e l’affinità fra alcuni temi trattati, da entrambi, ciò che emerge è un dichiarato amore per l’essere umano, per la vita e per la libertà di scegliere il proprio destino.

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