DISEGNARE E IMPLEMENTARE IL LAVORO SOSTENIBILE (FRANCO ANGELI)
DISEGNARE E IMPLEMENTARE IL LAVORO SOSTENIBILE
Gabriele Gabrielli
Franco Angeli, 2025
pp.372, € 49.00
Recensione di Raul Alvarez
r.alvarez@inalto.it
PERCHÉ LEGGERLO: Disegnare e implementare il lavoro sostenibile non è un manuale di tecniche HR. È una riflessione matura sulla sostenibilità sociale applicata alla funzione HR e un gentile atto di accusa contro chi fa di questo tema una patina da apporre al bilancio, senza toccare minimamente l’organizzazione, né la propria leadership. Ma se intendete fare sul serio, è una bussola per guidare l’organizzazione del lavoro verso la sostenibilità sociale e un solido modello operativo.
UNA VISIONE PER RIPENSARE L’ORGANIZZAZIONE SOSTENIBILE
Denso di contenuti, rigoroso nella metodologia, ricco di riferimenti bibliografici: è un libro impegnativo, ma per chi è interessato al tema e apprezza l’approfondimento, vale ogni pagina. È il punto d’arrivo di anni di ricerche confluiti in un Master che l’autore tiene all’Università Europea di Roma. Sugli ESG si è scritto molto; assai meno sulla sostenibilità applicata all’organizzazione del lavoro e al mondo HR. Ed è qui che il libro offre le sue carte migliori.
Gabrielli inizia esplicitando alcuni dei pilastri del pensiero filosofico che hanno orientato il suo lavoro: il personalismo di Emmanuel Mounier per il quale la persona è il fine, non un mezzo. L’antropologia relazionale di Martin Buber che considera le relazioni umane generative sul lavoro quelle che privilegiano il rapporto Io-Tu, anziché il disumanizzante Io-Esso, persistente in aziende dove ancora oggi la persona è considerata una risorsa intercambiabile. Infine attinge ai principi della ricerca del “bene comune” che ispirano l’economia civile.
In continuità con lo humanistic management, l’autore passa poi ad identificare i cinque criteri operativi che guidano l’organizzazione del lavoro e la gestione HR verso la sostenibilità: umanità, interdipendenza, orientamento di lungo periodo, rigenerazione, responsabilità. Non è un’ennesima lista di valori da incorniciare alla parete, ma una serie di criteri operativi per accertarsi che le pratiche HR siano coerenti con quanto dichiarato. Perché, dopotutto, nessun modello, per quanto valido, regge se i capi non cambiano la propria postura manageriale, incarnando i principi della sostenibilità e mantenendo un sano equilibrio fra etica e lavoro.
UN SISTEMA, NON UN MENU’ DI BUONE PRATICHE
Uno degli aspetti più interessanti del libro è il framework Sustainable Work Organisation & HRM, ideato dall’autore, che si focalizza su cinque obiettivi chiave: attrarre, motivare, valorizzare, premiare, coinvolgere. Ciascun obiettivo è collegato a delle pratiche concrete da mettere in atto quali l’employer branding, il job crafting, il work design, e molte altre. Diversamente da altri modelli di sostenibilità, Gabrielli non offre un menù di best practice, ma un sistema di solidi principi. E qui la coerenza interna è condizione di efficacia perché “Non si può copiare un modello senza abitarne la logica. Una pratica adottata senza una cultura organizzativa che la sostiene resterà solo un artefatto decorativo, lasciando intatti gli assunti che producono i problemi”.
I CAPITOLI CHE FANNO RUMORE
Nella terza parte del libro troverete tre temi emergenti sui quali Gabrielli non esita a sfatare alcuni tabù.
Sul fronte DEI, l’autore parte dalla retromarcia di Meta, Amazon e Walmart sui programmi di diversity & inclusion offrendone una lettura che va oltre la cronaca: “Quelle pratiche si sono sgretolate perché costruite sulla convenienza, non su valori condivisi”. Mette poi in discussione il termine stesso di inclusione: “Chi include esercita un potere su chi è incluso”. Gli contrappone un concetto alternativo, quello di biodiversità umana.
Con il capitolo sulle retribuzioni, Gabrielli rompe il silenzio su una questione scottante di cui si parla poco nei convegni HR: “La retribuzione fissa è un fattore igienico di sicurezza, non motivazionale, e il proliferare delle componenti variabili sposta il rischio sul lavoratore. I divari retributivi tra executive e collaboratori sono difficilmente giustificabili. Una riflessione sulla sostenibilità che non affronti questo problema è insostenibile”.
Sul tema della partecipazione, il caso Danone illumina su cosa significhi fare davvero sistema: l’azienda ha esteso le pratiche di parità di genere all’intera filiera di 500 fornitori. Sostenibilità come scelta strutturale, dunque, non come mera dichiarazione d’intenti.
IN CONCLUSIONE
Disegnare e implementare il lavoro sostenibile è una miniera di idee su un tema complesso, spesso trattato con superficialità. Il suo principale merito non consiste nell’offrire nuovi strumenti di cui la letteratura già abbonda, ma nel dimostrare che un progetto privo di un solido fondamento etico e senza un cambio di postura manageriale non regge, e prima o poi si sgretola. A testimoniarlo è un consulente di lungo corso che ha visto da vicino risultati e fallimenti animati dalle migliori intenzioni. Il libro invita ad accogliere l’approccio al lavoro sostenibile in tutta la sua complessità e i suoi rischi, senza rifugiarsi in inutili scorciatoie. Un invito scomodo, ma necessario perchè la sostenibilità è un impegno serio, profondo e radicale.