Il codice della collaborazione (Apogeo)
IL CODICE DELLA COLLABORAZIONE
Daniel Coyle
ROIEDIZIONI
pp.210, € 22,00
Recensione di Raul Alvarez
PERCHÉ LEGGERLO: perché ci ricorda che la collaborazione non è un tratto caratteriale né il risultato di buone intenzioni, ma un processo che si costruisce insieme agli altri. Soprattutto perché mostra come siano spesso i micro-comportamenti quotidiani – quasi invisibili – a favorirla o a sabotarla. Riconoscerli e disinnescarli è una competenza decisiva nelle organizzazioni, come nella vita di ogni giorno.
Daniel Coyle, consulente noto per le sue ricerche sul potenziale delle persone e autore del Piccolo manuale del talento (Rizzoli, 2013), bestseller internazionale, in questo libro concentra l’attenzione su ciò che favorisce realmente la collaborazione in azienda. “Tendiamo a pensare – sostiene Coyle – che la performance di gruppo dipenda da abilità misurabili come l’intelligenza, la competenza e l’esperienza, e non da uno schema di micro-comportamenti poco visibili che fanno la differenza”. Con la perizia di un micro-sociologo, l’autore osserva e analizza comportamenti ricorrenti in gruppi e culture organizzative molto diverse tra loro: dai Navy SEAL a Google, da Microsoft ad altre realtà in cui ha lavorato come consulente. La conclusione a cui giunge è chiara: esiste un codice culturale comune che attraversa le organizzazioni ad alte prestazioni, ed è questo a rendere possibile una collaborazione autentica. Il libro ne svela i principi fondamentali.
LE TRE CHIAVI DELLA COLLABORAZIONE
“Ho trascorso gli ultimi quattro anni – racconta Coyle – facendo ricerche su otto delle aziende e dei gruppi di maggior successo al mondo: un’unità militare di truppe speciali, una squadra di pallacanestro, una compagnia comica, uno studio cinematografico, una banda di ladri di gioielli e altri ancora”.
Da queste ricerche emergono tre competenze culturali ricorrenti: 1) Creare sicurezza psicologica e senso di appartenenza. Le organizzazioni più efficaci alimentano un clima in cui le persone si sentono al sicuro, riconosciute e parte di un’identità condivisa. Il messaggio implicito è: qui condividiamo i rischi e possiamo permetterci di sbagliare. 2) Valorizzare la vulnerabilità. Viene messo in discussione il mito del leader forte che ha sempre tutte le risposte. Al suo posto, emerge una leadership capace di chiedere aiuto, di affidarsi agli altri e di costruire fiducia reciproca. Il messaggio è: dimmi cosa fare, lavoriamoci insieme. 3) Costruire una direzione chiara e una narrazione ingaggiante. Gli obiettivi sono espliciti e inseriti in una storia che rende desiderabile il futuro atteso. Qui è dove siamo, qui è dove vogliamo arrivare.
IL POTERE DELLE STORIE
Il libro è strutturato in due parti. Nella prima, Coyle racconta episodi di collaborazione osservati sul campo; nella seconda, esplicita i micro-comportamenti che li rendono possibili. Questi comportamenti, presi singolarmente, potrebbero apparire scontati. La manualistica sulla comunicazione efficace ne è piena. Eppure sono proprio quelli che più spesso vengono trascurati nella pratica quotidiana. Il valore del libro sta nella forza delle storie: è attraverso i casi narrati che il lettore è portato a riflettere sui propri automatismi relazionali.
Un esempio particolarmente efficace riguarda la gestione del feedback negativo. “Uno dei metodi migliori per affrontare le notizie difficili – racconta Coyle – è quello adottato da Joe Maddon, allenatore dei Chicago Cubs ed enofilo dichiarato. Nel suo ufficio tiene un’ampolla piena di foglietti, ciascuno con il nome di un vino costoso. Quando un giocatore viola una regola, Maddon gli chiede di estrarre un foglietto, acquistare quel vino e stapparlo insieme ai dirigenti”. In questo modo, l’atto disciplinare viene associato a un momento di riconnessione con il gruppo. Una tattica tutt’altro che scontata. E come questa, nel libro se ne trovano molte altre, capaci di spiazzare e far pensare.
IN CONCLUSIONE
Un libro piacevole, in alcuni passaggi persino appassionante. Il codice della collaborazione forse non sorprenderà chi conosce già la letteratura sulla comunicazione e sul lavoro di gruppo. Tuttavia, ciò che colpisce sono i casi di “violazione” narrati: spesso le maggiori difficoltà nascono proprio da comportamenti che diamo per scontati e che, senza accorgercene, siamo noi stessi a mettere in atto.
Il libro di Coyle ci ricorda che la collaborazione non si costruisce nonostante gli altri, ma con gli altri. Non può affidarsi solo alle buone intenzioni: richiede attenzione, cura e responsabilità nella relazione. Perché è nella qualità delle relazioni che, anche nell’ambiente di lavoro, diventiamo pienamente umani.