LETTURA DEL MESE

Sansot

Il gusto della conversazione (Il Saggiatore) e L’arte della pazienza (Franco Angeli)

Il gusto della conversazione e L’arte della pazienza, due qualità sempre più rare in quest’era di iper-connessione frenetica. Telecomandati come siamo dai nostri smartphone, sollecitati dalla messaggistica veloce, sta scomparendo quella sovrana virtù che è la pazienza e, con questa, la capacità di riflettere, di mettere un segnale d’attesa fra lo stimolo e la risposta. Questa frenesia di rispondere subito, nell’illusione di esistere per il solo fatto di essere ovunque e comunque connesso, si riflette anche nelle nostre conversazioni quotidiane, sempre più superficiali, frammentarie, impulsive, scarne di significato e di argomentazione. Questi due libri invitano a porci domande su queste virtù in estinzione senza le quali le nostre comunicazioni acquisteranno  in velocità, non certo in valore e significato.

Recensioni di Raul Alvarez

 

IL GUSTO DELLA CONVERSAZIONE

Autore: Pierre Sansot

Editore: Il Saggiatore, 2019, pp. 210 € 17.00

Genere: saggio sulla fenomenologia della conversazione, sui suoi vezzi e le sue virtù.

Chiave di lettura: come orientarsi con saggezza e sapienza nel complesso mondo della comunicazione interpersonale, restituendo alla conversazione la sua ragion d’essere, la sua capacità di farvi entrare nel mondo degli altri e, rapportandovi a loro, scoprire più a fondo anche il vostro mondo.

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Docente filosofia e antropologia all’università Pierre Mendès-France, Pierre Sansot ottenne nel 1998 fama internazionale grazie a un piccolo, apprezzato, saggio filosofico Sul buon uso della lentezza (edito da Il Saggiatore). Antesignano dei tempi moderni, Sansot con una prosa poetica, profonda, persino divertente, invita a ribellarsi allo stress delle scadenze, a resistere all’imperativo della velocità e dell’efficienza, a rallentare il ritmo, ad ascoltare gli altri, a rivolgere maggiore attenzione alle cose che ci circondano, a privilegiare le passeggiate senza meta, la meditazione, le relazioni sociali, i piaceri della “conversazione autentica”; in una sola parola, a perseguire “il buon vivere” di cui tutti abbiamo bisogno. Il gusto della conversazione (2003) è uno dei suoi ultimi libri (l’autore è mancato nel 2005). Qui con stile fenomenologico, osserva le pratiche di quest’arte oltraggiata dal chiacchiericcio mediatico e dalla connessione compulsiva, dalla frenesia dell’esserci più che dal bisogno di parlare. “C’è stato un periodo in cui si potevano circoscrivere i limiti della chiacchera. Oggi ogni ambito ne è contaminato”. È a causa di questo purparlé, diffuso dai media, amplificato dai social, che abbiamo perso il gusto della conversazione autentica. “Essa suppone una reciprocità, il chiacchierone introduce invece un’asimmetria. La conversazione si nutre di imprevisti, di fiammate, il chiacchierone invece dice e ridice sempre le stesse cose, rendendo banali e sbiadite le idee che creano complessità e meriterebbero di essere considerate con più diligenza e ritegno”. La conversazione ha la prerogativa di poter essere leggera, senza diventare frivola. Ma va accompagnata da momenti di dubbio e dalla disponibilità a meravigliarsi. “Una conversazione di qualità – scrive Sansot – comporta battute, rinunce, aperture impreviste, ma non è disordinata, non si muove sul ciglio di un burrone, segue un filo invisibile”. Il libro procede per lampi di pensiero, suggestioni, analogie, piccoli flash che abbagliano e spiazzano con le folgorazioni e i depistamenti tipici del linguaggio filosofico. Non è un prontuario di regole, ne’ un manuale. Il gusto della conversazione è un viaggio nella complessità del linguaggio umano, l’esplorazione delle sue armonie e disarmonie, un’analisi fenomenologica di quel bisogno biologico e profondamente umano che è l’atto di esistere grazie al confronto con gli altri, di trovare un’armonia relazionale sempre difficile da ottenere, sebbene ci si illuda di poterla raggiungere per il fatto di parlare la stessa lingua, dimenticando che se  la lingua ci avvicina, i nostri modelli mentali spesso ci separano.

Insomma, avrete capito che non è un libro da prendere alla leggera. Per riuscire a gustarlo sino infondo e coglierne l’utilità, bisogna entrare in quel modo di pensare che è proprio dei filosofi, accettando gli inganni della ragione e i limiti del linguaggio, non limitandosi a cercare semplici regole che e rassicurano, ma cogliendo le sfumature dietro le parole, quelle zone d’ombra del linguaggio  (gli impliciti) che svelano più di quanto suggeriscono. Se riuscite ad entrare in questo ordine di idee il libro di Sansot può offrire non poche illuminazioni. Ma bisogna essere disposti a lasciarsi andare a una parola che, vagando e divagando, supera i limiti della ragione restituendoci il gusto di una conversazione che apre  la mente a un più ricco dire e sentire.

 

L’ARTE DELLA PAZIENZA

Autore: Raffaele Gaito

Editore: Franco Angeli, 2021, pp. 179 € 21.00

Genere: saggio di crescita personale  e self-empowerment

Chiave di lettura: come trasformare la pazienza da un dono di natura per pochi in una competenza appresa da molti.

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Con un TEDX tenuto a Salerno nell’Agosto del 2018, dal titolo accattivante “Il segreto del successo è la pazienza”, Raffaele Gaito sfida un’ortodossia delle nuove generazioni: la velocità come chiave del successo. Il suo speech riporta in auge una virtù sottovalutata da una società sempre più frenetica e iper-connessa, dove basta un click per avere tutto e subito, dove la gratificazione istantanea genera dipendenza, dove non c’è tempo per pensare, perché ciò che conta è agire in fretta. I 13 minuti di quel TED X fatale hanno fatto tanto rumore da spingerlo a riflettere più a fondo su questo tema.

Mixando le sue molteplici letture, dirette o indirette sull’argomento (da Nessim Taleb a Simon Sinek, da Marc Aurelio a Seth Godin, e tanti altri), di cui Gaito è consumatore infaticabile, è riuscito a tirar fuori un piccolo manuale di 166 godibilissime pagine che raccontano come coltivare L’arte della pazienza e metterla in pratica attraverso un circuito virtuoso denominato Il Circolo della Pazienza. Gaito lo ha sperimentato su di sé e assicura che funziona. Sono quattro gli “attivatori” da mettere in atto per alimentare la pazienza. Ciascuno step prepara il terreno al seguente in un processo che si autoalimenta. Si parte del cambiamento di Abitudini, perché la pazienza oggi non una virtù diffusa. La prima cosa da cambiare sono quindi le cattive abitudini, quelle che ci fanno perdere la pazienza con troppa facilità. Qui il testo di riferimento è il lavoro imprescindibile di Charles Duhigg, Il potere delle abitudini, da cui Gaito attinge a piene mani. Ma per cambiare abitudini è importante anzitutto saper definire gli Obiettivi perché un cambiamento è mosso sempre da uno scopo irrinunciabile e da una passione incontenibile. Sulla loro definizione i modelli di riferimento sono molteplici, dai tradizionali obiettivi SMART fino ai più recenti OKR. Ma per conseguire l’obiettivo occorre essere aperti alla Sperimentazione.  E infine, per raggiungere il risultato, bisogna possedere due risorse irrinunciabili: il coraggio di affrontare il Fallimento con umiltà e l’ardore di ritentare la prova. Accettare il fallimento comporta imparare ad accogliere l’errore come viatico per la crescita, perché, come ricorda Gaito, “L’unico vero fallimento è quando dall’errore non impariamo nulla”

Un modello semplice? Di buon senso?  Non c’è dubbio. Ma l’abilità di Gaito è nel saper “mettere insieme i pezzi”, nel miscelare le sue letture e fare sintesi, nel trovare analogie fra i vari modelli concettuali, nell’argomentare in modo convincente, nel saper costruire, a piccoli passi e con instancabile pazienza, una professione che in Italia è solo agli inizi (quella del grow hacker) di cui Gaito è pioniere. Questo libro è ideale per chi ama “la leggerezza” dello stile pur nella solidità dei contenuti; non troverà grandi novità – specie per chi è addentro a questi temi – ne’ ricette infallibili, ma stimoli, quelli sì, tanti. E allora, godetevi questa lettura estiva senza troppe attese o pretese.

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