IL LATO UMANO DELL’IMPRESA (EGEA)
IL LATO UMANO DELL’IMPRESA
Francesco Limone
Egea
pp. 205 € 28,00
Recensione di Raul Alvarez
r.alvarez@inalto.it
PERCHÉ LEGGERLO: Perché ci ricorda che l’azienda è fatta anzitutto di persone con una mente e un cuore, che trascorrono gran parte della loro vita sul lavoro e vogliono sentirsi vive, considerate, rispettate. Non risorse da spremere o capitale umano da investire. Semplicemente, Persone.
Il grande bluff
“La nostra azienda mette al centro le persone “. Lo dicono in tanti. Peccato che spesso si riduca a uno slogan. Poi è arrivata la pandemia e il mondo del lavoro è radicalmente cambiato; con esso i bisogni emergenti, le aspettative, le priorità di chi cerca un’occupazione. I recruiter raccontano un rovesciamento di ruoli: “Oggi sono i candidati, specie i più giovani, a valutare l’azienda e a chiudere il colloquio con un secco grazie, le farò sapere. Se poi non riscontrano quanto promesso dall’employer branding, se ne vanno senza nemmeno avvisare”. Così la ricerca ricomincia, lievitando tempi, costi e stress.
Alla ricerca del senso perduto
Per ritrovare il lato umano delle imprese, non basta offrire benefit e welfare più consistenti. persone cercano anzitutto un significato nel lavoro, vogliono sentirsi vive, ascoltate, coinvolte in processi di innovazione dal basso. Non si accontentano più degli incentivi economici – per quanto sempre più ridotti. Chiedono tempi e spazi per conversare, conoscersi, cooperare, crescere insieme. Non vogliono che la performance migliori a scapito del loro benessere. È da questo cambio di rotta che nasce il libro di Francesco Limone; uno studio che si ricollega al movimento dell’Humanistic Management fondato nel 2023 da Domènec Melé, ieri un lusso per aziende illuminate, oggi emergenza sociale.
I nuovi valori
Il lato umano dell’impresa ripercorre un secolo di studi manageriali per prefigurare nuovi approcci alla leadership e nuovi valori necessari alla sopravvivenza delle imprese. “Se vogliamo riportare più vita nel lavoro – avverte l’autore – dobbiamo cominciare a pronunciare parole sino a ieri tabù: vulnerabilità, compassione, generosità. A praticare atti coerenti con queste dimensioni della nostra umanità e alimentare una cultura che dia loro spazio”. E ripensare leadership e modelli organizzativi, non più in linea con un mondo che è cambiato alle fondamenta.
Il mito del talento
Fra i valori in controtendenza per ripensare la leadership l’autore segnala la necessità di ridimensionare il mito del talento, di cui le aziende sono alla continua ricerca. Ma “Il talent management può generare l’equivoco, ovvero che esistano persone di serie A e di serie B. Una visione elitaria che crea separazione e competizione. Acquistiamo maggiore impatto quando scegliamo di focalizzarci non solo sulle cosiddette persone di talento, ma sui talenti delle diverse persone, esplorando modi per esprimerli al meglio, anziché centrarci solo sui problemi”, ma anche quando si lavora sui punti di forza delle persone, anziché solo sulle criticità.
Rifondare il senso di comunità
Altro stimolo viene dalla necessità di riscoprire l’azienda come comunità di persone, che è ciò di cui oggi si avverte la mancanza. Proliferano le community in rete, ma le conversazioni generative – quelle che costruiscono legami, significato e appartenenza – non hanno nulla a che fare con la comunicazione operativa prevalente nelle comunità online. Occorre riscoprire il valore della relazione in aziende, laddove oggi prevalgono solitudine e senso di isolamento. Un libro ricco di stimoli per dare vita a un’impresa umanistica, facile da descrivere, difficile da mettere in pratica, perché in fondo ciò che occorre cambiare è anzitutto il mindset aziendale. E non è facile. Allo scopo l’autore illustra un suo metodo.
La cultura aziendale non cambia in un giorno
Interessanti anche le sue esperienze sul campo che lo hanno visto protagonista nel risvegliare il lato umano dell’impresa, nonché i suggerimenti per ripensare il marketing interno e l’employer branding, perché oggi gli utenti sono più scaltri e informati. Infine, un ammonimento da prendere alla lettera: ignorare il lato umano dell’impresa può essere fatale. In appendice, una raccolta di contributi di imprese che hanno fatto dell’Humanistic Management il loro purpose testimoniano che si può fare, a condizione che si sia disposti a lavorare su un obiettivo a medio-lungo termine perché la cultura aziendale è potente, persistente e pervasiva