LETTURA DEL MESE

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La Scienza delle Organizzazioni Positive

Autori: Veruska Gennari e Daniela Di Ciaccio

Editore: Franco Angeli, 2018, pp. 240 € 24.00

Genere: Saggio su un nuovo paradigma organizzativo e sociale

Chiave di lettura: come dare vita ad una Organizzazione Positiva attingendo ai dati delle neuroscienze

Frasi-chiave: “Un’Organizzazione Positiva è un luogo dove possiamo portare noi stessi interi – spiegano le autrici – con la nostra infelicità, quando c’è, nella sicurezza che non dovremmo infilarci la veste finta del lavoro automatizzato, spogliando di valore l’essere umano, ma certi che troveremo spalle, comprensione e accoglienza”.


Il termine “positivo” rischia di essere associato al movimento, made in Usa, denominato Pensiero positivo, depositario di un ottimismo ingenuo, celebrato da profeti del self-help, divulgatori di ricettari facili e portentosi, come quelli di Jack Canfield, autore di quel Brodo caldo per l’anima il cui titolo la dice lunga sulla sua pseudo-filosofia. L’equivoco può contagiare anche termini come, Felicità, oggi di moda, sbandierati talvolta con troppa leggerezza, sebbene in alcuni Paesi, la Felicità stia diventando il nuovo metro di misura del benessere di una nazione:  il FIL (Felicità interna Lorda) al posto del PIL. A contestare il valore scientifico del “fattore Felicità” è persino uno dei suoi primi fautori, Martin E. P. Seligman, co-fondatore della Psicologia positiva, che gli preferisce il Benessere, ritenuto un costrutto più scientifico, concreto, misurabile e trasferibile. Per tutti questi motivi leggo con diffidenza le pubblicazioni che sbandierano il mantra della Felicità e del Positivo come antidoti a quest’era di crisi profonda, di cambiamenti dirompenti, di disegnagement sul lavoro. Ma a volte ci sono eccezioni che possono far rivalutare il tutto.

È il caso di la scienza delle organizzazioni positive, da Veruska Gennari e Daniela Di Ciaccio, consulenti, trainer e imprenditrici, invitate all’ONU per presentare il lavoro svolto in Italia dalla loro società 2bhappy.it. ora promotrici del primo Master per Chief Happiness Office, figura professionale in avanscoperta in Italia, in espansione negli Stati Uniti. Il libro ha il pregio di coniugare la ricchezza di contenuti e di testimonianze di chi questa disciplina la sta mettendo in atto con il supporto della ricerca scientifica. Le tesi di questo libro attingono infatti a un humus multidisciplinare che integra epigenetica, fisica quantistica, Psicologia positiva, neuroscienze. Riletta in questa chiave, la Felicità (che le autrici precisano: “Non è solo un’emozioni piacevole, ma una competenza che può essere allenata”) acquista spessore e un diverso interesse.

Il libro ha un intento ambizioso: “Sfidare i modelli organizzativi convenzionali, sistemi di valori e credenze cui la maggior parte dei leader (manager, amministratori  pubblici, politici, insegnanti ecc.) costruisce il proprio approccio al mondo, e non solo del lavoro. A questo modello (funzionale nell’era industriale, inadeguato nel mondo di oggi) le autrici contrappongono un nuovo paradigma: l’Organizzazione Positiva, avvalorando le loro ipotesi su come attivarla con i dati della scienza. Ma cosa è un’Organizzazione Positiva? “È un luogo dove possiamo portare noi stessi interi – spiegano le autrici – con la nostra infelicità, quando c’è, nella sicurezza che non dovremmo infilarci la veste finta del lavoro automatizzato, spogliando di valore l’essere umano, ma certi che troveremo spalle, comprensione e accoglienza”. Tuttavia, assai opportunamente,  Gennaro e Di Ciaccio precisano che l’Organizzazione Positiva non va confusa con le politiche di welfare: “Il welfare sono le gocce, mentre l’Organizzazione Positiva è il mare”. Attuare politiche di welfare serve a poco se queste azioni non sono accompagnate, digerite e innestate in una cultura orientata alla Positività.

Per dar vita ad un’Organizzazione Positiva occorre partire dall’uomo, capire come funziona il nostro cervello che ci predispone all’azione, come si formano le credenze che dettano legge e come si riprogrammano, se inefficaci. Le autrici lo spiegano attingendo ai dati dalle neuroscienze e della biochimica. Mettono in guardia dalla tendenza del cervello a prestare più attenzione alle cattive notizie (negativity bias) sovrastimando minacce e pericoli e sottovalutando opportunità e risorse. “Ogni volta che i bisogni di sicurezza, soddisfazione e connessione sociale (attivati da specifiche aree del cervello) sono appagati, l’organismo produce sensazioni “positive” di calma e pace, gratitudine, compassione e amore. Ciò consente di affrontare le sfide della vita in modo resiliente. Per creare questo contesto di lavoro Positivo occorre  dare alle persone un “perché” (o una causa sociale) che trascende gli interessi individuali; una leadership diffusa e positiva; la coerenza di tutte le dimensioni organizzative. C’è chi è già sta lavorando in questa direzione, e ne gode i benefici. Di testimonianza nel libro ne troverete molte. Una per tutte, quella della società EfM guidata da Daniele Di Fausto, dove Empowerment, Engagement ed Energy fanno parte, da sempre, del DNA aziendale e alimentano la vita organizzativa. Un case history da prendere a modello. E non è il solo. Pregevole è anche la struttura del libro, l’organizzazione per aree tematiche, approfondimenti e sezioni dove il Q-code consente di estrapolare ulteriori approfondimenti (un testo nel testo) senza appesantire il libro. Molti i rimandi alle ricerche scientifiche che avvalorano le tesi delle autrici. Una ricca sitografia completa un’opera pregevole che scalza tanta letteratura superficiale sul tema.

Poiché molti professionisti in diversi settori stanno oggi lavorando a diffondere la Positività negli ambienti di lavoro, questo libro punta ad: “Iniziare a fare rete e far emergere tutti coloro che stanno agendo in questa direzione, in modo da generare insieme “massa critica” e cambiare il paradigma culturale con cui pensiamo al mondo del lavoro”. Un proposito nobile e ammirevole che auguriamo alle autrici di riuscire a realizzare.

 

 

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