Lavoro e fiducia (Franco Angeli)
LAVORO E FIDUCIA
Maria Cristina Origlia
Franco Angeli
pp.141, € 22,00
Recensione di Raul Alvarez
PERCHÉ LEGGERLO: perché smonta, dati alla mano, le narrative più rassicuranti sul mondo del lavoro. E le domande che lascia aperte sono più sorprendenti delle risposte.
LA FIDUCIA NON È UN OPTIONAL
La fiducia non è solo un valore etico, è anche una leva motivazionale che fa bene al business. Eppure l’attuale mondo del lavoro sembra ignorarlo nella convinzione che, anche senza di essa, le organizzazioni possono andare avanti ugualmente. È possibile, certo, ma fino a quando? E a quale costo?
È la domanda che attraversa il libro di Maria Cristina Origlia, giornalista socioeconomica e presidente del Comitato Scientifico del Forum della Meritocrazia. Il taglio è quello dell’inchiesta attenta a scoprire se le narrazioni dominanti sul lavoro corrispondano ai fatti. Le scoperte che farete, leggendolo, non sono poche, tanto meno scontate, perché spesso la retorica occulta abilmente la realtà.
Lavoro e fiducia è un’inchiesta solida, ricca di dati e acute osservazioni che aprono Orizzonti: come recita il titolo della nuova e interessante collana di Franco Angeli che esordisce con questo libro.
I CINQUE AMBITI DELLA FIDUCIA
L’inchiesta esplora cinque ambiti di interesse per le aziende: l’imprenditorialità che serve davvero al made in Italy; l’occupazione femminile e il falso dilemma tra carriera e maternità; il merito come leva di inclusione, non solo di selezione; la Diversity, ridotta spesso a policy di facciata; la sostenibilità, stretta tra ambizioni strategiche e compliance ESG. In ciascuno di questi ambiti l’autrice esplora il contesto, approfondisce le problematiche emergenti, raccoglie la testimonianza di chi il cambiamento lo ha tentato davvero, a volte con delusione, a volte con risultati sorprendenti.
LE ESPERIENZE DELUDENTI
La sostenibilità ha occupato per anni il centro della scena: convegni, report, dichiarazioni di intenti. Poi i venti politici sono cambiati. Già nel 2024 i temi ESG, ormai considerati mainstream, hanno cominciato a sbiadire. Nel 2025, con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 si sono dissolti con sconcertante rapidità. Ci si chiede se gli ESG fossero valori davvero condivisi o soltanto la narrativa più conveniente del momento.
Gabriele Gabrielli, già manager HR, co-direttore del Master Sustainable Human Resource Management, taglia corto mettendo sul tavolo il vero nodo del problema: quale capitalismo vogliamo promuovere? Senza rispondere prima a questa domanda, la sostenibilità resta un operazione di facciata. Le aziende spesso si riempiono la bocca di espressioni come employee centricity, senza esplorarne le implicazioni pratiche. Inoltre “La sostenibilità del lavoro non è solo dentro le mura delle imprese: va perseguita in tutta la filiera, con i fornitori esterni, i territori, le comunità”. E chiude con una constatazione scoraggiante: “Ad un secolo dalla fine del fordismo, siamo tornati al punto di partenza”.
Anche sul fronte DEI (Diversity Equity Inclusion) le voci critiche non mancano. Barbara Quacquarelli, professoressa di Organizzazione aziendale alla Bicocca di Milano, osserva che la DEI è diventata una moda e, come tutte le mode, rischia di svuotarsi di senso. Il paradosso? In molte aziende, persino quelle che vantano di essere più innovative, spesso i decisori finiscono per privilegiare i giovani che la pensano come loro. I vecchi modelli manageriali contaminano le nuove generazioni, perpetrando la cultura aziendale che avrebbero dovuto cambiare. Altro problema emergente: in un paese dove la natalità crolla e i talenti migrano all’estero, i giovani che restano sono sempre di meno. Conseguenza: i paesi dove le nascite sono numericamente forti finiranno per imporre le loro regole del mercato.
LE ESPERIENZE SORPRENDENTI
Ma accanto agli scenari sconfortanti emergono anche storie di successo come quella di Pino Cantore, ex detenuto fondatore di Bee.4: una cooperativa con 200 dipendenti, di cui 180 stanno scontando una pena. Un caso straordinario che trasforma la DEI da principio astratto a pratica concreta, mostrando quanto queste esperienze stridano con quelle che non incarnano profondamente i valori della DEI, promovendo una vera “rivoluzione culturale”. E ancora, la testimonianza di Sonia Malaspina, che in Danone ha edificato un modello di parità di genere eccellente, diventato riferimento per l’intero Gruppo. Le storie sono tante, i casi interessanti, lo sguardo equilibrato fra speranze e disincantato.
IN CONCLUSIONE
Lavoro e fiducia è un’analisi che non fa sconti, una voce fuori dal coro, una riflessione attenta e rigorosa su un tema caldo. L’autrice dimostra che i principi sottesi a questi cinque ambiti della fiducia , non sono di per sé né positivi, né negativi: dipende da chi le usa, a quale scopo e soprattutto quanto ci si creda davvero. Il confine tra etica e retorica è sottile e anestetizza ogni vero cambiamento. Riconoscere e smontare i falsi miti, come riesce a fare questo libro, è il primo passo per non esserne complici. E’ questo il principale merito dell’autrice ad un tema delicato e controverso.