LETTURA DEL MESE

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L’impresa saggia (Guerini Next) – Fare Agile nel modo giusto (Egea)

L’IMPRESA SAGGIA

Autori: Ikujiro Nonaka e Hirotaka Takeuchi

Editore: Guerini Next, 2021, pp. 424 € 29.50

Genere: saggio sulla gestione della conoscenza nell’era della complessità

Chiave di lettura: costruire nell’azione manageriale un ponte fra Conoscenza e Saggezza

Frase chiave: La pratica trasforma la conoscenza in saggezza facendola diventare un’abitudine. Mentre la conoscenza diventa obsoleta subito, la saggezza sopravvive, ed è per questo che è indispensabile in un mondo caratterizzato da rapidi cambiamenti”.

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Quando nel ’95 uscì il loro primo libro, The Knowledge Creating Company, ebbe un grande eco nel mondo manageriale. Nonaka e Takeuchi divennero immediatamente famosi, grazie all’introduzione di un nuovo paradigma manageriale: la generazione della conoscenza organizzativa, tema  demandato allora ai filosofi, più che ai consulenti di direzione. Il merito degli autori fu quello di sdoganare la filosofia dalle accademie, rendendo il paradigma della “conoscenza” utile e praticabile nelle imprese. Ci sono riusciti anzitutto definendo  in modo semplice e rigoroso l’oggetto della loro ricerca: “Definiamo la conoscenza, in senso allargato, come le convinzioni, create e praticate dalle persone, attraverso le loro interazioni con gli altri e con l’ambiente, in una situazione o in un contesto specifico. Quindi, la creazione e la pratica della conoscenza sono un processo sociale perché le persone imparano a conoscere, ad agire o a mettere in pratica qualcosa grazie all’interazione con gli altri”. Poi hanno formalizzato il processo di generazione della conoscenza con il modello SECI il quale spiega il passaggio della Conoscenza da Tacita (quella data per scontata e mai messa in discussione) ad Esplicita e da Esplicita a Tacita. Uno strumento questo (metodologico e operativo), prezioso per i knowledge worker che iniziavano allora a sperimentare il potere delle comunità professionali on line. Nel nuovo libro in un capitolo, breve ma esauriente,  riassumono i punti di arrivo della loro prima teoria. Dunque, inutile dilungarsi.

La domanda da porsi oggi è invece: cosa li ha spinti, dopo 25 anni, a scrivere un nuovo libro sul tema? Tre ragioni. Prima ragione. Sebbene le basi teoriche della creazione della conoscenza siano ormai comprese e accettate da leader e imprese, c’è ancora chi ha difficoltà a far funzionare il modello SECI. “Abbiamo scoperto che la creazione della conoscenza – da sola – non è sufficiente a intraprendere azioni gestionali; l’anello mancante era la pratica. Abbiamo scritto questo libro per superare questo gap: passare dalla teoria alla pratica”. In che modo? Attraverso sei azioni di leadership che conducono verso una saggezza manageriale, la forma più alta di conoscenza implicita. Ciascuna delle sei azioni è illustrata con esempi che offrono non pochi spunti operativi. Seconda ragione. Oggi i manager dispongono di una conoscenza più abbondante, globale, complessa, aperta, profonda, connessa. “Diventa quindi sempre più difficile distinguere fra conoscenza, informazioni e dati” e aggiungerei, fake news. Stare al passo di questa complessità richiede una saggezza profonda, plasmata dai valori, dall’etica e dalla morale, una responsabilità sociale che rimette l’uomo al centro. Ed è questo l’obiettivo del libro: creare un ponte fra conoscenza e saggezza. Gli esempi su come riuscirci sono tanti e illuminanti, tutti ispirati alla pratica del concetto di phronesis coniato da Aristotele; ovvero la conoscenza esperienziale che permette di fare valutazioni prudenti in modo tempestivo, e di compiere azioni guidate da valori e principi. “Phronesis permette ai manager di valutare ciò che è bene nei tempi, condizioni e nelle situazioni specifiche e di intraprendere le azioni migliori per giovare al bene comune”. Terza ragione. Abbiamo scritto questo libro per perfezionare la nostra teoria della conoscenza e renderla più solida. Notizia allettante per i cultori del metodo: nel nuovo modello SECI, al piano epistemologico (già presente nella versione precedente) si è aggiunto quello ontologico. Di cui non dico di più, nel libro è tutto ampiamente spiegato. E non voglio sciupare la sorpresa.

Al termine di 422 torrenziali pagine si resta senza fiato, desiderosi di rimettere insieme i pezzi (concetti, aneddoti, principi, strumenti) E riconoscere i più utili e originali da portare a casa. Alcune soluzioni sono ormai acquisite – almeno in teoria – quali la necessità di una leadership diffusa, auto-organizzazione e auto-imprenditorialità, innovazione continua e gestione dei paradossi (con la logica “sia-sia”) che tende a includere, anziché ad escludere. Altre idee sono invece in controtendenza. La più sorprendente: la rivalutazione del middle management che oggi si tende invece a ridimensionare, se non addirittura a liquidare dagli organigrammi. Gli autori  lo considerano invece ancora una cerniera necessaria fra le aspirazioni dell’alto e la concretezza della linea,  nonché “un risolutore delle contraddizioni interne”. E infine la Saggezza, una “forza motrice” che implica il buon uso della conoscenza tanto da trasformarla in azioni sagge. Il testo si chiude con una previsione: “Nessuna azienda sopravviverà nel lungo termine, se non offre valore ai propri clienti, se non crea un futuro che i rivali non possono avere, se non ha uno scopo morale, se non persegue il bene comune come stile di vita”. Da questo punto di vista, il libro può rivelarsi una preziosa fonte d’ispirazione per un nuovo umanesimo manageriale.

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FARE AGILE NEL MODO GIUSTO

Autori: Darrell Rigby, Sarah Elk, Steve Berez

Editore: Egea, 2020, pp. 222 € 30.00

Genere: saggio di innovazione manageriale

Chiave di lettura: come progettare un cambiamento Agile dove possano convivere solidità e flessibilità, innovazione e mantenimento, burocrazia e agilità.

Frase chiave: L’approccio migliore non è preferire l’agile a tutte le altre metodologie di gestione, ma capire quando, dove e come usarlo in combinazione con altri strumenti”.

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Oggi si fa un gran parlare di Agile. Molte aziende la inseguono nell’illusione possa essere la soluzione ad ogni problema. Ma pochi si pongono questa piccola, fondamentale domanda: come fare agile nel modo giusto? “Dobbiamo estirpare i fraintendimenti nocivi e le espansioni indebite dell’agile, prima che il cattivo agile schiacci quello buono; prima che questa poderosa metodologia finisca nel dimenticatoio delle ossessioni manageriali. E’ giunto il momento di dare più integrità, concretezza ed equilibrio al movimento Agile”. E’ questo il proposito che gli autori del libro (tutti consulenti Bain & Company) si pongono svelando i rischi di fallimento di una delle metodologia fra le più promettenti in circolazione, se presa alla leggera, adottata forzatamente (in stile Big Bang) o riproposta in modalità copia e incolla. Dopotutto ogni azienda deve fare i conti con la sua storia, la propria situazione del momento e quella del proprio mercato,  le sue risorse e i suoi vincoli. La filosofia Agile, così come gli strumenti operativi messi in campo, sono gli stessi per tutti, ma è il come applicarli alla propria realtà che fa la differenza. In proposito non ci sono ricette o scorciatoie. Occorre sperimentare e apprendere per prova ed errore. Dopotutto agile è esattamente questo: imparare strada facendo, consolidando a piccoli passi. Ma, non meno importante, è sapere quali passi falsi evitare per non fallire.

Il valore di questo libro, ricco di casi e di esperienze sul campo, è proprio nella narrazione di cosa ha fatto fallire l’introduzione dell’agile in aziende che pure ci si sono dedicate con entusiasmo. Però se è vero che “dagli errori si impara”, allora da questo libro c’è moltissimo da apprendere. Per questo lo considero uno dei migliori tradotti in italiano. Indispensabile ad ogni aspirante agilista. E’ approfondito, senza diventare pesante; semplice, ma non superficiale; esaustivo, senza risultare indigesto. Racconta quanto c’è da sapere su cosa significa fare ed essere Agile, quali accorgimenti prendere per evitare di fallire, nonostante il proprio impegno. Fra le tante lezioni che ci lascia: l’importanza di trovare un equilibrio fra modello burocratico e agile. Il cambiamento a piccoli passi, sino a quando la burocrazia si estinguerà da sé, senza troppi shock. Ripensare il ruolo della leadership, improntato alla fiducia e al coaching. Preparare e guidare i team agili a diventare autonomi e ad organizzare riunioni “leggere” ad alta efficacia. Personalizzare il Manifesto Agile, adattandolo alla propria impresa. Sfatare il falso mito che agilità può fare a meno della pianificazione, ma privilegiare invece piani adattivi che cambiano al variare delle situazioni. Stabilire specifiche metriche e fissare di volta in volta le priorità. Ricevere feedback continui per apportare modifiche, step by step in sintonia con i desideri dei clienti. Ma  evitare anche di mettere i risultati finanziari e la burocrazia nel dimenticatoio per concentrarsi unicamente sulla soddisfazione dei clienti. Equilibrare invece valore per gli azionisti e valore per i clienti. Il presupposto, insomma, è che, per avviare un cambiamento dirompente come l’Agile, occorre equilibrare le forze avverse e muoversi a piccoli passi. La meta sarà forse più lontana, ma il risultato più sicuro.

Questo e altro ancora potete trovare in questo libro prezioso e di piacevole lettura che aiuta a riflettere su come guidare la trasformazione agile evitando che al primo intoppo tutto torni come prima. Iniziare con una chiara visione, nella consapevolezza che può cambiare, o piuttosto evolversi, strada facendo. Co-creare con i clienti. Sapere come e cosa apprendere dalle trasformazioni agili di successo come quella di Bosh o Amazon. Come portare l’agile su ampia scala evitando passi falsi. Insomma, qui troverete tutto quanto occorre per partire con il piede giusto verso un futuro agile. Questo e molto di più, ma il di più lo scoprirete leggendolo.

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