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Restartup, Innovare davvero, Chief Happiness Officer, Superare le 5 disfunzioni del lavoro di squadra

Restartup, Innovare davvero, Chief Happiness Officer, Superare le 5 disfunzioni del lavoro di squadra

Lettura del mese Ottobre

 A cura di Raul Alvarez

 

Quattro libri su temi che potrebbero comporre un unico testo. Il Restartup, ovvero come integrare due anime imprenditoriali diverse (startup e Piccole e Medie Imprese) per rinvigorire le aziende tradizionali e rafforzare le startup. I rischi di un’Innovazione sbandierata a parole ma contraddetta nei fatti. Il ruolo chiave del Chief Happines Officer nel coltivare Organizzazioni Positive ispirate alla Scienza della Felicità. Infine, il Lavoro di squadra, sempre più diffuso, ma non senza di ostacoli da superare. In conclusione, non può esserci Restratup senza un’autentica cultura dell’innovazione , ne’ un buon lavoro di squadra e senza un’Organizzazione Positiva che lo sostenga.

 

 RESTRATUP

Autore: Andrea Arrigo Panato

Editore: Egea, 2020, pp. 192, € 26.00

Genere: Saggio sull’innovazione organizzativa

Chiave di lettura: Come generare una contaminazione creativa fra il meglio delle startup e il meglio delle PMI

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 Come le PMI possono ridisegnare modello di business, cultura aziendale e settore d’attività per tornare a crescere, valorizzando le proprie radici e rinnovandosi attraverso le stratup? A quali modelli manageriali e organizzativi ispirarsi? Quali sfide affrontare per proiettarsi verso il futuro?

Secondo Andrea Arrigo Pantano: “Le PMI che operano in settori tradizionali devono imparare a confrontarsi con i player provenienti dalle startup. Riconfigurare intuizioni, magari acerbe, per farle proprie e integrarle con l’esperienza di chi fa impresa da anni. Il segreto per rimanere competitivi è nel tornare a pensare come una straup, pur con le dovute le differenze d’approccio imprenditoriale”.

Una sfida difficile ma stimolante che richiede visione e lungimiranza, umiltà e curiosità, doti non comuni, ma necessarie per riuscire ad aprirsi, sino a lasciarsi contaminare da punti di vista diversi e intercettare nuove opportunità. Ma non facile perché dopotutto: “Per un imprenditore, riconoscere l’obsolescenza di una strategia e di un modello di business è un atto contro sé stesso e contro le proprie certezze , specie se viene da una storia di successi”. L’unico modo di affrontare un cambiamento così radicale sta nel crescere insieme, imparando gli uni dagli altri, fertilizzando la diversità d’idee,  metodologie e competenze, mescolando le energie fresche di chi ha appena iniziato a fare scale up con la forza di chi ha una consolidata esperienza, ma  necessità di intraprendere nuove strade, di fare sinergia con imprese diverse, compensando le debolezze di entrambi e facendo leva sui reciproci punti di forza, come nel reverse mentoring.

È questo il tema del libro che l’autore affronta con solide argomentazioni e riflessioni stimolanti, avvalendosi anche del contributo di idee di imprenditori, docenti di management e consulenti di alto profilo. Inizia dall’analisi dei punti di debolezza di PMI e delle stratup nel far fronte ai nuovi scenari ed esplora le potenzialità della loro sinergia. Prosegue indicando le sfide che le PMI devono affrontare e le caratteristiche necessarie per rigenerarsi. Un libro originale e interessante, ricco di idee che, per chiunque stia meditando un cambio di passo nel proprio modo di fare impresa, potrebbe essere un’occasione di riflessione.

 

INNOVARE DAVVERO

Autore: Alf Rehn

Editore: ROIEDIZIONI, 2019, pp. 222 € 24.00

Genere: Saggio sull’innovazione

Chiave di lettura: Come smettere di parlare a vuoto di innovazione e costruire culture profondamente innovative.

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Il nuovo libro di Alf Rhen, docente danese di Innovation Design, saggista brillante e corrosivo, inizia da un invito insolito: “Non chiedetevi come nascono le idee nelle vostre aziende, come vorrebbero quasi tutti i libri di innovazione, semmai chiedetevi come muoiono”.

A partire da questo cambio di prospettiva, Rehn invita a distinguere l’innovazione profonda, seria e sensata,  dall’innovazione superficiale, fittizia, a effetto. E avverte: “Oggi tutto questo straparlare d’innovazione è più un adeguamento allo storytelling contemporaneo che un’esplorazione di nuovi orizzonti, un fatuo chiacchiericcio che si nutre di slogan. L’innovazione profonda, invece, concepisce l’innovazione come “una forza benefica” senza chiedersi se sia considerata tale perché non cerca l’approvazione di media e influencer, punta a soluzioni  per risolvere problemi urgenti”. L’innovazione superficiale si preoccupa invece della novità e dei profitti a breve. Quella profonda guarda al significato e all’impatto a lungo termine. L’innovazione superficiale è apoteosi del superfluo. Quella profonda, è focalizzazione sul necessario”.

Libro caustico, ricco di aneddoti su aziende che acclamano l’innovazione, salvo poi ostacolarla nei fatti. Contiene critiche interrogativi ineludibili, ma anche suggerimenti per fare dell’innovazione una cosa seria e sensata. Ancora una volta Rhen va a segno, come già con il precedente, idee pericolose, edito da Franco Angeli. Libro arguto, dissacrante, visionario, immensamente godibile che, con tocco leggero e battute effervescenti, riesce a fare un discorso importante sui danni di un’innovazione pour parler da cui prendere le distanze per non svilire la forza propulsiva di un’innovazione profonda, utile, necessaria.

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 CHIEF HAPPINES OFFICER

Autore: Veruska Gennari e Daniela Di Ciaccio

Editore: Franco Angeli, 2020, pp. 256, € 27.00

Genere: Saggio sulla Felicità in aziende e sul futuro delle Organizzazioni Positive

Chiave di lettura: generare una nuova cultura organizzativa, capace di ripensare i propri processi in modo armonico e sano per le persone e per i risultati di business.

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Dopo un anno d’intensa attività dedicata alla formazione di Geni Positivi e Chief Happines Officier  (CHO), Gennari e Di Ciaccio pubblicano il loro secondo libro (il primo, Scienza delle Organizzazioni Positive, è recensito su Lettura del mese di Maggio 2019); più pragmatico del precedente e con diversi pregi. Anzitutto la struttura del testo nei 4 macro-temi che costituiscono l’ossatura del master: 1) Cultural Trasformation, 2) Positive Organization, 3) Positive leadership, 4) Corporate Happiness.

Per coltivare Organizzazioni Positive occorre partire anzitutto dalla cultura aziendale perché, come osservano opportunamente le autrici: “Non ha senso investire in azioni orientate al benessere delle persone se l’azienda poggia ancora su un terreno fragile, con un basso presidio etico, una forbice troppo ampia fra equità e diseguaglianza (Cultural Trasformation), in cui i comportamenti e i processi (Positive Organization) e gli stili di leadership egopatici (Positive leadership), si sgretolano sotto la lente della incoerenza (Corporate Happiness), se non si avverte una spinta autentica a contribuire all’evoluzione del mondo, impegnarsi in un progetto di Organizzazione Positiva è tempo perso”.

Il modello dell’Organizzazione Positiva s’innesta sui 4 Pilastri della Scienza della Felicità (+ Chimica Positiva – Negativa; + Noi – IO; + Essere – fare e Avere; + Disciplina – Caos) e rilancia un’insieme di principi, valori, linee guida e azioni che generano coerenze sistematiche fra cultura, strategia, leadership e processi orientati alla creazione di Organizzazioni positive. Il modello poggia su una cornice ricca di riferimenti disciplinari (scienze organizzative, biologia, psicologica Positiva e altro ancora), su testimonianze di chi la Scienza della Felicità in azienda l’ha messa in pratica  con successo,  ma anche quelli che non ce l’hanno fatto potrebbero costituire case history interessanti, sebbene in questo libro manchino! Il tutto arricchito da una corposa selezione di link e Q-Code per approfondimenti, indicazioni bibliografiche a non finire  che danno corpo a un manuale agile e ben strutturato. Infine, atro pregio del libro, i Recap Visual che impreziosiscono il packaging e favoriscono la sintesi.

Chief Happines Officier è un libro unico nel panorama italiano, ma solleva qualche perplessità. Un approccio così dirompente come può essere accolto in PMI italiane radicate in una cultura familiare e una struttura ancora di stampo tayloristico? Come la diffusa ansia per il futuro può far percepire la coltivazione di Organizzazioni Positive come una priorità, dato che richiede un lavoro profondo, costante e di lungo periodo? Come lavorare con generazioni che  hanno coltivato per anni un’idea diversa, forse anche distorta di Positivo, inteso come sinonimo di vincente, orientato al successo ad ogni costo? Questo libro potrebbe forse apparire un’utopia impraticabile in tempi di emergenza, dove l’attenzione prevalente è a far quadrare i bilanci?  Ma allora come superare questi ostacoli? Forse la risposta la troveremo nel loro prossimo libro che attendiamo con interesse e curiosità.

 

SUPERARE LE 5 DISFUNZIONI DEL LAVORO DI SQUADRA

Autore: Patrick Lencioni

Editore: Franco Angeli, 2020, pp. 163 € 20.00

Genere: Saggio sul teamworking

Chiave di lettura: come ottimizzare il lavoro di squadra

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Sul lavoro di squadra si è scritto molto, ma pochi testi sono essenziali come quello di Lencioni. L’edizione italiana del suo precedente, La guerra dei team è del 2007, non è  stato ristampato. Ben venga allora quest’ultimo che riprende il modello originario e lo integra con esempi ed esercizi che ne mostrano la concretezza . La novità del suo approccio è nel punto di vista. Non si dilunga, va  al nocciolo spiegando cosa potrebbe invalidarlo: 5 disfunzioni progressive che si rafforzano a vicenda se mal gestite.

1) Assenza di fiducia, “Nei team funzionanti i membri si fidano gli uni degli altri, imparano a esprimere ansia e vulnerabilità, a parlare apertamente dei propri errori”. 2) Paura del conflitto, in assenza di fiducia si alzano le barriere difensive e i conflitti relazionali acutizzano le divergenze sui contenuti, aprendo il varco alle discussioni infruttuose 3) Mancanza d’impegno, “I team che non temono il confronto aperto riescono a raggiungere un autentico consenso sulle decisioni più importanti”, anche quando prima della discussione i membri, si trovano su posizioni distanti”. 4) Sottrarsi alle responsabilità, “I team che s’impegnano a giungere a decisioni condivise e stabiliscono standard di rendimento lavorativo non hanno timore di richiamare i colleghi a operare in coerenza con le decisioni e gli standard prefissati”. 5) Disattenzione ai risultati, i team che superano queste disfunzioni “Mettono da parte bisogni e obiettivi individuali e si concentrano su ciò che è il meglio per il gruppo e misurano costantemente i progressi ottenuti”.

Il libro spiega come riuscire a attenere tutto questo, e lo fa tramite esercizi e programmi formativi descritti in dettaglio, utili per formatori e team leader in cerca di soluzioni per migliorare il lavoro di squadra.