LETTURA DEL MESE

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Virtual Team (Franco Angeli)

VIRTUAL TEAM

Autore:  Andrea Martone e Massimo Ramponi

Editore: Franco Angeli, 2021, € 21.00

Genere: saggio sulle nuove forme di lavoro on line

Chiave di lettura:  Ripensare le logiche del lavoro a distanza mantenendo efficacia ed efficienza

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 Recensioni di Raul Alvarez

 

Lavoro a distanza, un tema attuale e prassi sempre più diffusa. Eppure la letteratura sull’argomento scarseggia, almeno da noi.  Sebbene se ne avverta la necessità. Ben venga allora lo sforzo di due professori dell’Università Carlo Cattaneo-LUIC per colmare il vuoto con un manuale che aiuta ad addentrarsi nel nuovo mondo del lavoro ibrido (ma talvolta completamente virtuale) che solleva domande complesse quali: come ripensare i sistemi di management quando il lavoro migra sul cloud? Come organizzare le attività, con quali nuovi tools? Come gestire le persone quando il contatto umano si dematerializza?

Domande che trovano alcune risposte in questo piccolo libro di 150 pagine che dice tanto, forse anche troppo a scapito dell’approfondimento. Esplora i fattori da presidiare nei team virtuali, (leadership, teamworking, accountability, human touch, comunicazione, tecnologie, processi, ecc.). Racconta come la tecnologia, nel bene e nel male, influenzi le nostre modalità di lavoro e come generi paradossi logici con cui imparare a convivere come la coesistenza di libertà e regole, umanizzazione e rigore procedurale, cambiamento e stabilità.

Quello dei team virtuali  non è semplicemente il lavoro di ieri mediato dalla tecnologica. É una realtà sensoriale, emotiva e valoriale completamente diversa che reclama un diverso mindset, diversi modi di vivere il lavoro e di organizzare la propria vita. In una sola parola, è una rivoluzione. E come tutti i cambiamenti radicali, con i suoi pro e contro. Tra le controindicazioni da considerare: lo stress  da connessione e il ridimensionamento di una comunicazione ridotta all’essenziale, laddove lo spazio per l’approfondimento on line è limitato. Le occasioni di conoscenza reciproca, fondamentale per istaurare la fiducia,  eppure ridotta all’osso per mancanza di tempo. La gestione dei conflitti, evitata “perché mediare fra punti di vista divergenti è difficile a distanza”. E ancora, i problemi di coordinamento, perché la dispersione (nello spazio e nel tempo) rende difficile l’integrazione dei flussi operativi. Problemi ad auto-organizzarsi e saper porre la giusta distanza fra privato e lavoro. Non ultimo il ruolo del leader – a rischio “strabismo” secondo un’espressione degli autori –  poiché deve tenere d’occhio due  aspetti apparentemente  incompatibili: il rigore delle regole (nel lavoro da remoto devono essere ancora più precise perché il capo o i colleghi non sempre sono presenti e disponibili per un feedback) e momenti da dedicare alle emozioni del gruppo, istituzionalizzando scambi sociali, irrinunciabili per restituire un po’ di umanità al virtuale.

Il libro descrive le principali variabili in gioco nei team virtuali: la distanza fisica (i membri geograficamente dispersi), psicologica e culturale. La distanza temporale (membri che lavorano nello stesso luogo, ma in tempi diversi), distanza organizzativa (membri che appartengono a organizzazioni diverse, ma impegnate per il medesimo obiettivo). Evidenzia le differenze fa lavoro sincrono e asincrono. Suggerisce come umanizzare le relazioni virtuali. E ancora, come praticare il job crafting, ovvero far sì che le persone scelgano il lavoro adattandolo alle proprie caratteristiche personali e professionali o il task crafting, rimodellare i contenuti della propria mansione. Ma avvertono anche che: “Nel concedere maggiore libertà di esecuzione ci devono essere processi ben delineati e regole chiare da seguire per evitare l’anarchia da un lato e far sì che i lavoratori non si sentano spaesati o abbandonati, dall’altro”. E ancora, pagine sull’importanza del Management by Objective, riveduto e corretto  del nuovo modello OKR, obiettivo/risultati, made in Google.

Virtual team è un libro utile e veloce, forse un po’ troppo per la complessità degli elementi che mette insieme. Interessante. E lo sarebbe stato ancora di più se avesse riportato case study sulle dinamiche interpersonali nelle sessioni di lavoro a distanza. Se, con uno sguardo etnografico, avesse raccontato come nascono e si risolvono i problemi durante una sessione di lavoro on line. Come dialogano le persone e come le gestiscono i leader. Come vivono il loro quotidiano in quel confine sempre più labile fra lavoro e vita. Insomma, se avesse arricchito il testo con un po’ di antropologia sociale per far “toccare con mano” al lettore la vita reale del “manager virtuale”. Ma forse sarebbe stato un altro libro.

 

 

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